LA MAISON COLONNA DE ROME
Origine di Casa Colonna, Colonne Trajane, Oddone Colonna (pape Martin V ), armoiries.
Origine di Casa Colonna - Notizie e leggende
Origine di Casa Colonna. Notizie e leggende. Discendenza dai Conti Tuscolani. Origini dei nome della Famiglia. La Contessa Emilia di Palestrina. Piero della Colonna. Oddone e Carsidonio Colonna. Distruzione della Città di Tuscolo . Origini di Frascati. I Colonna ed i Burgravi di Norimberga. Il Card. Giovanni I Colonna.
Le origini di questa antica famiglia si perdono nell' oscurità dei tempi, ma della sua vetustà sono prova : la mancanza di cognome e l'esistenza di leggende sulla sua derivazione. A titolo di curiosità, riporto un brano della interessante conferenza tenuta dall'esimio e compianto Prof. Tomassetti alla Regia Università di Roma.
« Secondo dunque questa leggenda, i Colonna,discendenti diretti dai Conti Tuscolani, cosa sulla quale ormai non è più lecito dubitare corne vedremo in seguito, deriverebbero da Caio Giulio Cesare per mezzo di queste generazioni :
GENS JULIA GENS ANICIA
JULII JULIANI - TERTULLI
JULII FLAVI ANICI - TERTULLI
COMITES TUSCULI
COLUMNENSES
La congiunzione di queste famiglie - seguitava il Tomassetti - pub accertarsi difficilmente e la continuazione degli individui sfugge alla nostra indagine : può ritenersi soltanto che i Conti Tuscolani in pieno secolo XII ritenevansi, come risulta da loro espressioni, "julia gente progenita".
La base di questa leggendaria convinzione era la terra. I Tuscolani, ed i loro discendenti i Colonna, possedevano e posseggono ancora ai giorni nostri il fondo originale di Giulio Cesare, Boville (Frattocchie d'Albano). L'altare antico dedicato al Vediove della Gente Giulia, si vede anche oggi net giardino
Discendenza dai Conti Tuscolani - Origine dai Conti Tuscolani
Colonna al Quirinale ; la stessa villa di Giulio Cesare sulla Via Labicana de- nominata col tempo S. Cesareo, ha appartenuto nel Medio Evo alla famiglia Colonna. Quale meraviglia dunque che la continuazione di tali possessi e l'antichità della famiglia concorressero a convincere i Conti Tuscolani della loro discendenza dal grande dittatore ? (1) ».
La discendenza dei Colonna dai Conti Tuscolani è provata :
1) Dalla identità dei possedimenti nel Lazio.
2) Dalla donazione che Piero della Colonna fece al Cassino di Monte Cassino di alcune Chiese nel territorio Tuscolano, con un atto nel quale si dichiara figlio di Gregorio Tuscolano.
3) Da un altro atto dei 15 Dec. 1151 con il quale Carsidonio e Oddone de' Columna (forse figli di Piero) cedono ad Eugenio III " Montem Porculum cum omnibus suis pertinentiis exceptis terra de Columna et de Zagaroli (2),, tutte terre notoriamente possedute dai Conti Tuscolani. Da questa epoca non si trova più nella storia alcun individuo che siasi denominato dei Tuscolani, qualifica da non omettersi tanto facilmente ; e sembra quindi se ne possa dedurre che abbiano adottato il cognome di Colonna (3).
Sulle origini dei nome varie sono le versioni. Il Muratori ed il Gregorovius ritengono che la famiglia lo togliesse dal luogo di suo dominio « La Colonna» ; il Tomassetti invece, basandosi sulla opinione di Consalvo de Aldana vuole, che quel nome traessero dalla colonna Traiana, per la vicinanza della loro residenza a questa in Roma. A sostegno della sua tesi scrive : È noto che alcune famiglie di Roma ricevettero il cognome da un antico monumento sul quale o presso il « quale ebbero dimora. Cosi ricordiamo i Crescenzi, un ramo dei quaIi si diceva De Caballo, da uno dei cavalli eretti sul Quirinale ; i Frangipani denominati Septizoni, dal Septizonio di Settimio Severo al Palatino, ecc. ».
Ora il quartiere dei Colonna comprendeva la zona del Quirinale verso il Foro Traiano e la Basilica dei SS. Apostoli e giungeva fino alle adiacenze della Chiesa di S. Maria in Via Lata. I Tuscolani infatti dovettero essere eredi dei Signori di Via Lata per parte di Marozia, figlia di Teodora e di Alberico II, sua figlio, che divenne Signore e Principe di Roma, dopo avere espulsa la madre ed il padrigno, Re Ugo, e che stabili la sua dimora “Iuxta basilicam Sancti Apostoli" come rilevasi dai documenti della regione Romana. Le Torri che dovevano fissare la giurisdizione della famiglia, cingevano il Quirinale nel versante che sovrasta il Foro Traiano. La Torre detta delle Milizie, che col tempo spett
La Contessa Emilia di Palestrina - Piero della Colonna - Oddone e Carsidiono Colonna
ai Conti e poi ad altri Signori, in origine fece parte di questo recinto, come le altre minori, delle quali una resta ancora in piedi con lo stemma Colonna, in Via Magnanapoli all'angolo Via delle Tre Cannelle.
Qualunque sia l'origine del nome, l'appellativo di Colonna dato al Castello posseduto da Piero, si legge per la prima volta in un diploma spedito da Arrigo III il 1° Gennaio 1047 al Monastero Casauriense “ouctum ad Columnam Civitatem (1)" ed il primo individuo che portò quel nome fu Piero, Signore della Colonna, di Palestrina e Zagarolo. Non esistono notizie nè documenti che ci dicano in qual modo ed in quale epoca precisa i Colonna divennero Signori di quelle località. Il Petrini, nelle memorie Prenestine, racconta che (2): « nel 1053 era feudataria di Palestrina una certa Contessa Emilia, la quale rimasta vedova di Donodeo suo marito, sposò in seconde nozze "un personaggio di quella famiglia che sul finire dei secolo trovasi chiamata De Columna. Da quel matrimonio nacque Piero della Colonna, rinomatissimo nella storia del suo tempo, e che nelle seguenti turbolenze sempre diresse le sue pretese su Palestrina e sulle terre comprese nella sua infeudazione". Alla morte della Contessa Emilia, le terre di Cave e Palestrina tornarono sotto l'immediato dominio della S. Sede, ma ciò non ostante furono violentemente occupate da Piero Colonna. Da ciò nacque una sanguinosa guerra con il Papa Pasquale II, che postosi alla testa di un buon numero di truppe, ricuperò quelle terre che diede alle Monache di S. Ciriaco in Roma ».
Mal soffrendo però Piero di vedersi privato della sua Signoria, approfittando della lontananza del Papa, che erasi recato a Napoli, impugnò nuovamente le armi, assali Palestrina e se ne impossessò. Era in quel tempo Governatore della Provincia di Campagna per la S. Sede, Bernardo, Conte Marsicano, il quale tentò di opporsi all' invasione, ma Piero, fattolo catturare, lo condusse a Palestrjna e lo rinchiuse in una cisterna. Da quel carcere lo liberò un suo parente, tal Giovanni Petrella, che introdottosi in paese sotto abito di mendico, gli distese nel buio della notte una fune ed insieme fuggirono a Roma ; Bernardo più tardi fu nominato Vescovo e poi creato Cardinale (3).
Pasquale II nel 1109 ritornò a Roma e scacciò Piero da Palestrina ; ma questi nel 1118, quando Gelasio II perseguitato da Frangipane si allontanò da Roma, se ne impadroni un' altra volta ed il possesso non fu più turbato. Corne vedemmo, nella metà del secolo XII, vivevano Oddone e Carsidonio, e sul declinare del medesimo secolo si ha notizia che vissero Giovanni, Tolomeo, Giordano e Andrea,
(1) COPPI. Mem. Colomnia . Chion. Casam. R. I. S., tom. 11.
(2) PETRINI . Memorie di Prenestina.
(3) IOHAN - Signimus vita S. Berardi Marcorum - Ughelt. liaI. Sac, toml. 1. - COPPI - Mem. Colomnia.
Distruzione della Città di Tuscolo
figli di Giordano di Gavignano, e nipoti di Tolomeo Tuscolano ; ma nemmeno di costoro si conosce la discendenza.
Si sa anche di un Duca Stefano, e secondo un diarista deI XV secolo (Gentile Delfini) quando nel 1137 i Romani uscirono con numeroso esercito da Roma, e mossero alla devastazione di Tuscolo, "Casa Colonna fo' della magna, e fo' lo Duca Stefano che venne in aiuto de quelli de Tusculano con MDC cavalli a S. Iudicio e combattero co' Romani e ucciserne molti (1)".
Secondo il Muratori lo stesso diarista vorrebbe sostenere che il Duca Stefano venne dalla Germania con molte Compagnie di cavalli per l'impresa di cui sopra in soccorso di Tuscolo, e che la Contessa Emilia se ne innamorò e lo tolse per marito. Osserviamo, che assai prima, ossia nel 1108 come vedemmo, Piero della Colonna era già cosi potente da muover guerra a Pasquale II, mentre la guerra dei Romani contro Tuscolo non avvenne che nel 1137. e la sua caduta nel1191. Sembra più attendibile la versione di vari scrittori i quali riferendosi alla bolla di Martino V « nostra de Columna et principum Burgraviarum Nurimbergensium domus, quœ etiam romana fuisse dicitur ab eodem stipite derivatœ sunt " dicono che « Piero della Colonna itosene da Roma circa l'anno dopo l'insuccesso « della guerra contro Pasquale II, sarebbesi ricoverato in Svevia sotto la protezione dell' Imperatore Arrigo VII, ed uno dei suoi figli Burgardo avrebbe preso dal Castello colà fabbricato, il nome di Zollern, donde Hoenzollern ».
Tuscolo fu distrutta dai Romani nel 1192. Gli abitanti che sopravvissero si radunarono sul pendio settentrionale del Colle Tuscolano, costruendovi capanne di frasche e dettero principio ad una nuova città che fu poi Frascati.
Non si conosce esattamente la data della morte di Piero, nè esistono documenti che ci permettano di asserire che abbia lasciato figli. Sembra però che lo fossero quell' Oddone e Carsidonio, che citammo come venditori ad Eugenio III, nel 1152, di parte dei possedimenti Tuscolani.
Del secondo non si hanno altre notizie ; del primo, Oddone, se ne hanno poche ed interrotte. Un epitaffio nella Cattedrale di Palestrina ce lo dice, uomo di guerra e di grande reputazione per il suo valore. Partigiano del Papa Eugenio III, gli diede asilo quando questi reduce dalla Francia si accinse a riacquistare il potere contrastatogli dal popolo tumultuante. Nel Pontificato di Alessandro III, invece, fu fautore di Federico Barbarossa e di 3 Antipapi eletti dalla fazione Imperiale. Il popolo ne distrusse le case, ed il Papa fulminò la maledizione contro la sua famiglia. Da Oddone discesero i figli Giordano e Giovanni ; il primo fu il continuatore della famiglia, il secondo fu il primo Colonna che rivesti la porpora
(1) COPPI - Mem. Colomnia - R.I.S., tom, III, part. II (GENTILE DELFINI).
Origine di Frascati
Cardinalizia. Lo creò Cardinale il Papa Celestino III nel 1195 col titolo di S. Prisca e lo spedì Legato nella Marca, in Francia, in Germania ed in Sicilia.
Il Papa lo ebbe in grande considerazione e gli portò un grande affetto. Dice il Baronio, che essendosi ammalato e sentendo prossima la sua fine, Celestino riuni intorno al suo letto i Cardinali raccomandando loro di eleggere a suo successore il Cardinale Colonna e dichiarandosi pronto a deporre la tiara prima della sua morte se gli promettevano di dargli i loro voti. Non furono però ascoltate le sue preghiere e dopo la sua morte venne elevato al Solio Pontificio, Lotario dei Conti di Segni che prese il nome di Innocenzo III, e che creò Giovanni Vescovo di Sabina (1).
Il Cardinale Giovanni I fu amico e fautore di S. Francesco d'Assisi, e contribui molto a farne approvare la regola. Mori nel 1216.
La Casa Colonna è forse la più antica Casa Principesca d' Italia ; dice il Tomassetti: « La famiglia Colonna gareggiò con quella degli Orsini nell' antichità« del titolo principesco e da documento inedito dell' Archivio Colonna (2 settembre 1407) si rileva che Niccolò Colonna, figlio di Stefano Signore di Palestrina portava il titolo di : " Vir Princeps" ed in altro documento della stesso Archivio si legge che Giordano IV, figlio di Agapito era intitolato Principe di Salerno. Sia pertanto venuto dalla Corona di Napoli, sia dal Pontefice, certo è che i Colonna ebbero il titolo araldico di Principi fino dai primi anni del secolo XIV (2) ».
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L'antichità della famiglia e l'oscurità delle sue origini, hanno dato luogo alle più svariate e fantastiche leggende; e fra queste ne rinvengo, in un manoscritto conservato nell' Archivio Colonna, una che per la sua curiosità mi piace di riprodurre :
« La Casa Colonna alcuni vogliono aver origine da Moscovia, altri da Germania, altri da Spagna, ma deriva d'Italia et da Troiano Imperatore ; dice l'autore (Giov. Ant. Vallone) che l'origine di questa Casa viene d'Osiri che regnò in Egitto il quale edifica la Città del Cairo, et drizzò la colonna nella quale ritrasse tutte le sue imprese. Costui fu occiso per commissione di Trifone suo fratello havendo lasciato un figlio detto Orone che poi fu detto Ercole il quale fatta vendetta della morte dei padre passò in Spagna contro i Genoni et li vinsi, e piantato le colonne nella montagna Abila nel Stretto di Gibilterra, di li passò in Italia avanti le edificazioni di Roma anni 371 et dopo molti egregi
(1) BARONIO . Ann. Eccl. 1198. - COPPI. Mem . Colomnia.
(2) Arch. Colonna II, A n. 6 p. 102.
I Colonna ed i Bugravi di Norimberga
atti avendo occiso Hedilo tolse per moglie la figlia di Ciegolo Re di Preneste di cui ne hebbe alcuni figli che facevano per arme la colonna, onde ebbe origine questa Casa Colonna. Origine che sono più di 3000 anni quindi discese poi Troiano Imperatore, il quale molti vogliono fosse spagniuolo altri Italiano corne Olimpidoro che dice che nascesse in Todi. Le parole sono queste in libro quarto. De Analibus Mundi Traianus Imp. fuit patria tudertinu et ipse nobilissimam domum de columna in urbe romano plantavii (Quia ?). ln Senatus et apud columna quœ sibi numen fuit imperialis digniatis. Hebbe dunque origine da Ulpio Eburno Imp., secundiariamente il cui cognome fu poi mutato in Columna perchè havevano fatto il Foro in mezzo ci fecero fare una colonna alta centoventotto piedi in memoria del buon augurio essendo nati presso ad una colonna, et volse poi non Traiano Eburno ma Traiano Colonna chiamarsi et conseguentemente che i suoi discenenti colonnesi se chiamassero, onde in processo di tempo cresciendo questa famiglia nell'anni dei Signore 500 il Signor Carlo Colonna scacciata dalla parte contraria con alcuni baroni e Cavalieri Colonnesi andà a Moscovia dove edificò il Castello Colonna et poi in vecchiezza tornò a Roma assai ricco et ricevuto con grandi onori cominciò di magnificare la sua casa, onde di poi partiti alcuni Colonnesi andarono in Alemagna dove stettero molti anni et vi edificarono Hennembergh di cui furono poi signori et principi nel 899, indi partito Pirro Pfeyler che faceva per arme la colonna, perciocchè il suo cognome antico di Colonna in Germania era detto Pfeyler che Colonna significa, venne a Roma a cui successe poi Valerio Colonna generoso cavaliero il quale nel 900 edificò il Castello della Colonna in Lazio; et questa è la verità intorno a questa origine con moIta autorità et ragione dal Ceccarello confermata. Della quale Colonna la Sibilla Tiburtina indovinando degli imperi et delle signorie del mondo disse : Erunt dies in quibus utrumque imperium illustrabitur saba, urso, et Columna qui vivente sub clavibus saba et ursus in sua vita odoris viventet Columna ab alit lovis coronabitur in triumphis « et gloria (1) " .
GIOVA. ANT. VALLONE - Espositione delle Satire di Perseo, et origini di Casa Colonna - Arch. Colonna II. A. 46.
Cardinale Ioanes Columna (gravure)
Cardinal Jean Colonna
COLONNE TRAJANE
d'où les Colonna tireraient leur patronyme
en raison de la proximité de leur résidence.
Région Dobrogea (Roumanie)
La colonne de Trajan (columna Trajani) a été érigée en 113 après JC pour célébrer les campagnes de Trajan en Dacie entre 101 et 106. Elle appartenait à l'ensemble complexe du forum de Trajan et son piédestal contenait la chambre sépulcrale dans laquelle furent conservées les cendres de Trajan..
Elle a une hauteur de 100 pieds romains (29,77 m) et un diamètre de 3,70 m. La frise sculptée s'élève en spirales d'une hauteur moyenne d'un mètre. Ces sculptures constituent l'un des chefs-d'oeuvre de l'art romain.
Pendant le règne du roi Décébale, la Dacie connaît un très grand essor. Suite à une première confrontation avec l'Empire Romain, pendant le règne de Domitien (87-89), deux autres guerres (101-102 et 105-106) ont été nécessaires pour que l'Empire Romain (à cette époque à l'apogée de son pouvoir) puisse vaincre Décébale et transformer la plus grande partie du royaume dace en province romaine. La Colonne Trajane , élevée à Rome, et le monument triomphal d'Adamclisi (en Dobroudja) évoquent cet effort militaire, suivi par une colonisation massive et systématique des territoires conquis. Bien qu'ils eussent subi des pertes importantes, les Daces sont restés après l'instauration de la nouvelle administration l'élément ethnique prépondérant. Ils ont été soumis au processus complexe de romanisation, avec son attribut essentiel - l'acceptation graduelle, mais définitive, de la langue latine.
MARTIN V (Oddone Colonna)
Martin V
Oddone COLONNA - Né à Gennazzano - Élu le 11 novembre 1417 - décédé le 20 février 1431 - Enterré à Laterano
Traduction
Martin V (11 novembre 1417-20 février 1431). Lorsque le concile de Constance (1414-1418), convoqué pour mettre fin au Grand Schisme (1378-1417) et pour réformer l'Église, eut déposé Jean XXII et Benoît XII et reçu l'abdication de Grégoire XII, il y eut de longues discussions de procédure électorale; puis un conclave original, composé de vingt-deux cardinaux et de trente représentants des cinq «nations» présentes, élut en trois jours seulement le cardinal Oddo Colonna. Seul , membre de cette puissante famille à avoir accédé au pontificat, il naquit en 1368 à Gennezzano ; il étudia le droit à Pérouse et devint protonotaire sous Urbain VI. Innocent VII le créa cardinal diacre de Saint-Georges du Vélabre, mais pendant l'été de 1408 il rompit avec Grégoire XII et participa activement à la préparation du Concile de Pise (1409). À Constance il demeura fidèle à Jean XXIII jusqu'à sa fuite précipitée. Modeste, mais autoritaire, doué d'une volonté de fer, il prit le nom de Martin, d'après le saint du jour de son élection.
Dictionnaire Des Papes. John Norman Davidson Kelly (Èditions Brepols)
Il Castello di Genazzano (Oddone Colonna 1425)
Traductions
Il fit preuve d'une modération inaccoutumée envers les juifs; il dénonça en 1422 et en 1429 des prédications violemment anti-juives et interdit le baptême forcé d'enfants juifs âgés de moins de douze ans. En 1427 il reçut le réformateur franciscain Bernardin de Sienne (1380-1444) et approuva la dévotion au Saint Nom propagée par lui. À Rome il mit en œuvre un vaste programme de reconstruction d'églises et de bâtiments publics tombés en ruine, s'assurant les services d'artistes célèbres.
Malgré sa répugnance envers les conciles et envers la théorie qui leur subordonnait les papes, il obéit au décret Frequens (5 octobre 1417) de Constance imposant la tenue de telles assemblées à intervalles réguliers; il en convoqua une à Pavie cinq ans plus tard (22 septembre 1423). Il n'y assista pas lui-même, et suite à une épidémie de peste ses légats transférèrent la réunion à Sienne. Comme à Constance, des tendances anti-papales s'y manifestèrent bientôt, Martin prit donc prétexte du petit nombre des participants pour dissoudre le concile en mars 1424, tout en annonçant la tenue d'une nouvelle assemblée à Bâle en 1431. Entre temps, il jugea prudent de promulguer lui même une constitution de réforme (16 mai 1425) portant principalement sur le train de vie de le curie et sur la résidence des prélats.
Dès la fin de 1430 les pressions publiques en vue d'obtenir la réunion du concile promis augmentaient; Martin céda à contrecoeur. Le 1er février 1431 il nomma président le cardinal Cesarini, qu'il avait envoyé peu au paravent comme légat en Allemagne, avec pouvoir de suspendre ou de dissoudre l'assemblée comme il le jugerait bon. À peine trois semaines plus tard il mourait subitement d'apoplexie. Il fut enterré à Saint-Jean-de-Latran, où l'on peut voir son gisant en laiton.
Dictionnaire Des Papes. John Norman Davidson Kelly (Èditions Brepols)
Traduction
Celle-ci mit fin effectivement au schisme, car Jean XXIII accepta sa déposition, et si les antipapes Benoît XIII et ensuite Clément VIII tinrent bon jusqu'en 1429, ils n'eurent qu'un nombre infime de partisans. Mais si le concile avait escompté que Martin se ferait le promoteur d'une réforme «de la tête et des membres», il fut déçu. Par égard pour l'opinion publique, Martin effectua quelques réformes limitées; mais il était résolu à réaffirmer l'autorité pontificale et non à la réduire, et il ne pouvait se permettre une importante perte de revenus. Il restructura aussitôt la curie comme l'avait prévu le concile, puisant parmi les fonctionnaire pontificaux d'obédience aussi bien avignonnaise que romaine; mais les règlements qu'il édicta pour sa chancellerie (26 février 1418) ne supprimait pas les abus et laissaient au pape ses droits de collation des bénéfices. Le 20 mars 1418 il promulgua sept réformes, relatives surtout à la fiscalité pontificale et aux abus des mandats de provision (autrement dit, le pape renonçait à revendiquer les revenus des sièges vacants); il négocia ensuite des concordats distincts avec l'Allemagne, la France, l'Italie, l'Espagne et l'Angleterre. Si ceux-ci réduisaient les prérogatives pontificales, ils étaient limités, sauf dans le cas de l'Angleterre, à cinq ans; Martin reprit ensuite l'ancienne politique des réserves au Saint-Siège, dans la mesure où les gouvernements le permettaient. Ainsi il réussit fort bien, à la fois dans le nord (1425) et dans le sud (1426) de la France, à récupérer des privilèges perdus pendant le schisme; mais il échoue dans ses efforts réitérés pour obtenir la révocation des statuts anglais des *proviseurs (qui interdisaient la nomination par le pape aux bénéfices vacants). Il clôtura le concile le 22 avril 1418, et dans une constitution du 10 mai, qui ne fut pas publiée, il interdit tout appel du pape à un concile futur.
Martin se mit aussitôt en devoir de tirer les États pontificaux du chaos où ils avaient sombré pendant le schisme. Bien que pressé de résider soit en Allemagne, soit en Avignon, il quitta Constance le 16 mai 1418 et, après de longs séjours à Mantoue et à Florence, il entrait à Rome le 28 septembre 1420. En échange de concessions faites à la reine Jeanne II de Naples (1414-1435) il avait pu obtenir le départ des troupes d'occupation napolitaines. Le principal obstacle était désormais le puissant condottiere Braccione di Montone, qui dominait l'Italie centrale. Martin le contint d'abord en le reconnaissant comme seigneur de Pérouse et d'autres cités, puis le défit à la bataille de l'Aquila (2 juin 1424); en 1429 il écrasa par les armes un révolte de Bologne où toute l'Italie du Nord se trouvait impliquée. En réorganisant les États pontificaux, il put non seulement renflouer son trésor mais enrichir ses parents Colonna de vastes domaines dans les territoires de la papauté.
Martin accrut le prestige de sa charge en Europe; il envoya de nombreuses ambassades en mission de paix, notamment vers l'Angleterre et la France, toujours engagés dans la guerre de Cent Ans (1337-1453). Il maintint des contacts avec Constantinople et accepta en principe d'y tenir un concile d'union; mais en raison de la situation politique et des exigences considérables de l'empereur byzantin, il n'y eut dans l'instant aucune suite. Il ne réussit pas mieux dans les croisades qu'il proclama en Bohème contre les adeptes du réformateur Jean Huss (v. 1369-1415). Il fit preuve d'une modération inaccoutumée envers les juifs; il dénonça en 1422 et en 1429 des prédications violemment anti-juives et interdit le baptême forcé d'enfants juifs âgés de moins de douze ans. En 1427 il reçut le réformateur franciscain Bernardin de Sienne (1380-1444) et approuva la dévotion au Saint Nom propagée par lui. À Rome il mit en œuvre un vaste programme de reconstruction d'églises et de bâtiments publics tombés en ruine, s'assurant les services d'artistes célèbres.
Malgré sa répugnance envers les conciles et envers la théorie qui leur subordonnait les papes, il obéit au décret Frequens (5 octobre 1417) de Constance imposant la tenue de telles assemblées à intervalles réguliers; il en convoqua une à Pavie cinq ans plus tard (22 septembre 1423). Il n'y assista pas lui-même, et suite à une épidémie de peste ses légats transférèrent la réunion à Sienne. Comme à Constance, des tendances anti-papales s'y manifestèrent bientôt, Martin prit donc prétexte du petit nombre des participants pour dissoudre le concile en mars 1424, tout en annonçant la tenue d'une nouvelle assemblée à Bâle en 1431. Entre temps, il jugea prudent de promulguer lui même une constitution de réforme (16 mai 1425) portant principalement sur le train de vie de le curie et sur la résidence des prélats.
Dès la fin de 1430 les pressions publiques en vue d'obtenir la réunion du concile promis augmentaient; Martin céda à contrecoeur. Le 1er février 1431 il nomma président le cardinal Cesarini, qu'il avait envoyé peu au paravent comme légat en Allemagne, avec pouvoir de suspendre ou de dissoudre l'assemblée comme il le jugerait bon. À peine trois semaines plus tard il mourait subitement d'apoplexie. Il fut enterré à Saint-Jean-de-Latran, où l'on peut voir son gisant en laiton.
Dictionnaire Des Papes. John Norman Davidson Kelly (Èditions Brepols)
ARMOIRIES DE MARTIN V
Oddone Colonna
Lettre de reconnaissance du cardinal Asciano Colonna ( Rome le 9 des calendes (1) de mars1597) à Sebastiano d'Ornano "...Quant à notre nom de famille et au blason de notre race, colonne d’argent peinte sur champs de gueules, ornée d’une base et d’un chapiteau en or, surmontée d’une couronne d’or, nous vous en faisons part volontiers... (pages 73-74-75). D
Lettre de reconnaissance du prince Laurent Colonna à Paolo Vincenzo ( Rome le 9 (2) des calendes de mars 1597).
(1) 20 février
(2) 17 août,